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martedì 3 febbraio 2009

Piogge di metano.

Per diversi anni gli scienziati della sonda cassini hanno sospettato che le aree scure vicino ai poli di Titano potessero essere dei laghi.
Immagini riprese recentemente di una zona del polo sud hanno evidenziato come una di quelle aree scure si sia formata dopo che un intenso sistema nuvoloso ha stazionato per oltre un anno in quella zona. L’unica spiegazione logica è che il sistema nuvoloso fosse in realtà un grande fronte temporalesco le cui precipitazioni hanno creato il lago visto recentemente.

La fotocamera ad alta definizione Imaging Science Subsystem, che lavora nel vicino infrarosso, ha ripreso tutta la zona dei grandi laghi dell’emisfero settentrionale. Questi laghi contengono idrocarburi, principalmente metano, e durante i cambi di stagione, le estati provocano l’evaporazione e nuove precipitazioni. Su Titano è quindi sempre in corso un ‘rimescolamento’ dell’atmosfera dal lato estivo e con il succedersi delle stagioni questo vale per tutta la superficie del satellite, compresi l’equatore e i tropici durante i passaggi per le mezze stagioni.

L’atmosfera di Titano è sempre stata un dilemma ed in effetti non si riesce a calcolare da quanto tempo si sia formata. Elizabeth Turtle, della Johns Hopkins University, ha fatto una proiezione secondo la quale, all’attuale ritmo di dispersione, l’atmosfera non durerà più di 10 milioni di anni, a meno che non siano presenti ingenti giacimenti sotterranei che spiegherebbero le dispersioni: invece di perdersi nello spazio, il metano scenderebbe parzialmente in profondità nella crosta.
Considerate che il mare Kraken, il più grande, è 400'000 km² e la superficie coperta da tutti i grandi laghi settentrionali, circa 510'000 km² che è circa il 40% in più del mar Caspio, il lago più grande del nostro pianeta. La quantità di idrocarburi in ballo è quindi notevole.

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