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lunedì 26 novembre 2007

ISS: piccola storia.

L'International Space Station è iniziata con il modulo Zarya (“Alba” in russo) lanciato per mezzo di un razzo Proton dalla base di Baikonur, in Kazakhstan, nel novembre 1998.
Due settimane dopo, lo Space Shuttle durante la missione STS-88 portò in orbita il modulo Unity, il Nodo 1, e lo agganciò a Zarya.
I due moduli, uno Russo e l’altro Americano hanno fatto da avamposto e hanno rappresentato la concretizzazione di quel concetto di “fratellanza spaziale” che si era cercato fin dal programma Apollo-Sojuz.
Ma andiamo con ordine.
All'inizio degli anni 80 dopo la perdita dello Skylab, rientrato nell’atmosfera prima della disponibilità dello Space Shuttle per assisterlo, la NASA decise di realizzare una Stazione Spaziale che avrebbe chiamato Freedom. Doveva essere la risposta americana alle stazioni spaziali sovietiche Saljut e Mir.
La stazione non ha mai superato la fase di progetto e con la fine della Guerra Fredda il progetto è stato cancellato.
La fine della Guerra Fredda spinse quindi l'America a contattare gli altri governi interessati all'esplorazione spaziale per realizzare un progetto di più ampio respiro.
Il governo statunitense aveva coinvolto nel progetto, all'inizio degli anni 90, diverse agenzie spaziali: quella Europea, quella Russa, quella Canadese e quella Giapponese.
Il progetto venne presentato nel 1993 e si scelse come nome “Alpha”.
La proposta per la base orbitante prevedeva la convergenza di tutte le conoscenze dei partecipanti. La stazione sarebbe stata basata sui progetti della stazione Freedom della NASA, sulla stazione Mir-2 (il successore della Mir) e sul modulo Columbus Laboratory Module ESA che sarebbe dovuto essere un modulo indipendente.
Il progetto iniziale ha subito diverse modifiche nel corso degli anni ’90 e continua a subirne tuttora.
È il più grandioso obiettivo civile mai realizzato dall’umanità: quando sarà terminato, dopo il 2010, sarà costato qualcosa come cento miliardi di euro…
Se questo budget “stellare” (letteralmente) venisse però suddiviso fra la popolazione dei paesi partecipanti, vedremmo che ci costa solo 1 euro a testa all’anno.
Direi che il gioco vale la candela!!
Torniamo al nostro nucleo della stazione che resta disabitato per quasi 2 anni, fino a quando, il 12 luglio del 2000 viene lanciato da Baikonur, con il solito Proton, il modulo Zvezda che viene agganciato alla stazione il 26 luglio.
È il modulo fondamentale perché è quello con il supporto vitale. Grazie allo Zvezda (“Stella” in russo) è potuta arrivare a bordo la prima spedizione: è il 2 novembre 2000 e la “Expedition 1” è composta dall'astronauta Statunitense William Shepherd e da due cosmonauti Russi Yuri Gidzenko, e Sergei Krikalev.
Da allora la ISS (o Alpha come viene spesso chiamata dagli astronauti americani) è sempre stata abitata con turni di circa 6 mesi. Attualmente siamo alla “Expedition 16”.
Il successivo modulo pressurizzato trasportato sulla ISS dalla missione STS-98 il 7 febbraio 2001 è il Destiny Laboratory Module.
Da allora è stato un susseguirsi di missioni: quelle Statunitensi (con lo Space Shuttle) per portare elementi (Canadarm – il braccio robotizzato, Airlocks – i moduli di decompressione per le EVA, Truss segments – i tralicci con i pannelli solari) e quelle Russe (Sojuz) per il cambio degli equipaggi delle Expedition e (Progress) con dei cargo carichi di attrezzature e vettovagliamenti.
Sono stati realizzati inoltre i 3 moduli MPLM (Multi Purpose Logistic Module) che hanno fatto da container per i vari esperimenti da portare in orbita e dopo essere stati agganciati alla stazione venivano rimessi nella stiva dello Shuttle per essere riportati a terra.
Attualmente siamo nel “grosso” della costruzione, infatti dopo l’installazione del Nodo 2 eseguita dalla STS-120 dell’ottobre scorso, sarà la volta del modulo Columbus, quel progetto europeo che, riveduto e corretto, farà la parte del leone nella ISS del futuro.
I prossimi voli prevedono il modulo giapponese “Kibo”, toccherà poi al Multipurpose Laboratory Module russo, Nodo 3, Docking Cargo Module ed infine la Cupola, ovviamente inframmezzati da tutti i relativi accessori, come truss, giunti e via dicendo.

In tutto questo l’Italia ha una parte fondamentale, infatti dopo USA e Russia, il nostro paese è quello che ha collaborato di più con la realizzazione di questa meraviglia orbitante.
Dalle officine Alenia sono usciti (o usciranno): i 3 “MPLM” (Leonardo, Raffaello e Donatello), il “Nodo 2”, “Columbus”, il “Nodo 3” e la “Cupola”.
Il nostro paese collaborerà anche nella realizzazione dell’ATV (Automated Trasfer Vehicle), il modulo di rifornimento europeo per la Stazione che dovrebbe eseguire il primo volo inaugurale all’inizio dell’anno prossimo.
L’ATV sarà il veicolo con cui si continuerà a rifornire e far risalire di quota la ISS anche quando non ci sarà più lo Shuttle. Assieme a lui resteranno i Cargo Progress e le Sojuz per l’equipaggio.
In studio c’è anche il Giapponese HTV, ma è ancora in sperimentazione. Per ciò che riguarda gli Stati Uniti, pare che l’interesse per la ISS termini con l’era Space Shuttle ed eventualmente si vedrà se il programma americano “Constellation” manterrà le promesse attuali (Primo volo 2014 – sbarco lunare 2020 - Base Lunare permanente 2025 – sbarco su Marte 2028/30).
Ci sono i privati che sono potenzialmente interessati ad uno sfruttamento commerciale e fra questi la SpaceX con il Dragon ha già messo le mani avanti.

Vedremo cosa succederà.

Ancora una nota.
Quando vi capita di sentire parlare del modulo Zarya, sappiate che si intende la ISS.
È rimasta nella definizione internazionale come ISS (Zarya) perché i dati orbitali iniziali si riferivano a quel modulo.
Questi sono i codici di identificazione internazionali del modulo orbitale ISS (Zarya):
NORAD ID: 25544.
International Code: 1998-067A.


La ISS come apparirà una volta completata.

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