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domenica 24 agosto 2008

Pensieri dallo Spazio.

Diario di bordo di Greg Chamitoff, durante la EVA russa dello scorso luglio sulla ISS.

Cari amici,
questo è un momento ed un posto strano per scrivere un diario, ma penso invece che siano perfetti!
Sono sigillato all’interno della capsula di discesa della Soyuz, mentre i miei compagni di viaggio stanno eseguendo la loro prima passeggiata spaziale (EVA). In questo momento Sergei e Oleg sono nelle loro tute spaziali e stanno completando i controlli prima di aprire il portello per uscire.

Perché sono nella Soyuz? Bene, la Soyuz è ormeggiata al compartimento di attracco russo, che è anche il modulo da cui devono uscire i miei compagni, depressurizzandolo. Dato che la Soyuz è la nostra “scialuppa di salvataggio”, devo essere in grado di raggiungerla in caso d’emergenza. Durante la EVA il compartimento di attracco rimarrà nel vuoto spaziale, così se rimanessi sulla Stazione, ci sarebbe il vuoto esterno fra me e il veicolo di salvataggio. Il risultato è stato che ho dovuto spostarmi dalla enorme e confortevole Stazione Spaziale alla incredibilmente compatta capsula di rientro.

Così qui dentro ci sono io più tre tute spaziali (quelle per il rientro, non quelle per le passeggiate esterne) e una marea di altra roba che ci hanno detto di avere a bordo in caso di emergenza. Se ci fosse qualche tipo di problema serio durante la passeggiata, come l’impossibilità a ripressurizzare il compartimento d’attracco, l’idea è che per loro sarà possibile accedere al modulo superiore della Soyuz e ripressurizzarlo. In quella situazione saremmo nuovamente tutti insieme, potendo così sganciarci dalla Stazione Spaziale per raggiungere un altro portello d’attracco o, se sarà il caso, ritornare sulla Terra. Quindi, per effettuare la preparazione a questa remota possibilità, abbiamo dovuto chiudere tutti i boccaporti presenti all’interno della Stazione isolando ogni modulo da tutti gli altri ed eseguire una lunga serie di operazioni che potessero lasciare al controllo di Terra la maggiore flessibilità possibile nella possibilità che la stazione dovesse rimanere senza equipaggio per un po’ di tempo. La mia più grande preoccupazione è ora che la EVA possa concludersi senza problemi e che possiamo rientrare nella Stazione non appena sarà tutto finito.

Con tutto questo materiale extra messo dentro il modulo di discesa, ho appena spazio per stare fra i sedili e il pannello di controllo. Sospeso al disopra dei sedili quasi non riesco a distendere le gambe. Ho messo le 3 tute sui 3 sedili e in più ho una enorme borsa piena di rifornimenti e attrezzature.

Ovviamente mi sono portato un computer portatile. Ho anche alcune batterie di scorta, del cibo, dell’acqua, dei vestiti perché qui fa freddo, una fotocamera, un libro e, più importante, ho messo alcuni episodi di “Star Trek” e “StarGate I” nel computer. E questo è il mio programma... ho intenzione di guardare il Mondo che viaggia fuori dal finestrino e seguire “Star Trek” sul computer. In questo modo posso meravigliarmi del nostro pianeta e della nostra esistenza, mentre sogno il futuro. Come si può stare meglio di così!?



OK, sono passate 4 ore e sono alla terza delle 5 batterie. Mi sono sistemato proprio bene. Devo tenere la cuffia indossata per parlare con il Controllo Missione a Mosca nel caso fosse necessario (e per rispondere alle loro chiamate), ma ho messo gli auricolari sotto la cuffia e ascolto il mio lettore portatile. Così sto sentendo dell’ottima musica jazz. Che fantastica sensazione essere qui! Intendo dire che è come la visione di Dio su tutto il Creato, ma la grandiosità di questa vista può essere attribuita alla sua semplicità e purezza.

Il cielo è di un nero spietato, nero quanto può esserlo il nero ed è immediatamente adiacente alla Terra illuminata che è così chiara da fare fatica a guardarla. L’oceano è di un ricco e luminoso blu mentre le nuvole creano forme artistiche bianchissime di dimensioni continentali. Le coste danno l’impressione di essere disegnate a mano libera e sono ovunque, limiti nettissimi fra il blu e il marrone. Le proporzioni e la chiarezza di ogni dettaglio sono semplicemente maestose e stupende, ma d’altro canto c’è tantissima bellezza che non si può vedere da qui. Il contrasto fra il panorama e i particolari è impressionante. C’è questa immensa meraviglia della natura sotto di me, ma nascosta dentro di lei c’è la complessità della civilizzazione che si è impegnata per portarmi ad essere qui adesso. La storia, la cultura, la conoscenza, le infrastrutture e la tecnologia sono richieste perché in qualche modo io sia in grado di vedere queste cose da questo finestrino e possa ascoltarmi il mio grande jazz. Non c’è modo per neanche iniziare ad apprezzare la ricchezza e la complessità che abbiamo là sotto senza precipitarsi giù ed essere ugualmente sopraffatti dalla varietà di vita, cultura, città, arte, scienza e macchinari che noi umani abbiamo in qualche modo sviluppato dai basilari Terra, aria, acqua e fuoco (il Sole) visti da qui.

La Soyuz si sta scuotendo intorno a me e vedo delle particelle che si allontanano nello spazio illuminate dal Sole. Devono essere Sergei e Oleg che si arrampicano all’esterno. Stanno tagliando una parte della copertura di protezione termica e contro i micro meteoroidi per accedere a uno dei bulloni esplosivi che possono essere la fonte dei problemi verificatisi negli ultimi rientri Soyuz. Uno dei lavori dei miei compagni è la rimozione di uno di questi bulloni e dovranno poi portarlo all’interno. Il loro lavoro odierno dovrebbe aiutare il centro controllo di Mosca a capire che cosa sta succedendo a questi bulloni per permettergli di evitare altri incidenti non appena rientreranno sulla Terra con questa Soyuz in ottobre. È bello seguire questi frammenti che si allontanano, ma da un altro punto di vista so che diventano nuovi detriti che viaggiano a 28'000 km/h e se non sono nella tua orbita esatta, ti possono colpire ad una velocità simile.

La terza batteria mi sta abbandonando. È realmente una bella sensazione essere isolato in questa piccola ma capace astronave, guardando fuori il Mondo e scrivendo questo diario. Mi piacerebbe se il mio ufficio avesse una vista simile, anche se laggiù ha il vantaggio di avere un bagno completo accanto!

Dallo spazio,
Greg.


Fonte: NASA.

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