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martedì 26 agosto 2008

Phoenix – Sol 86, 87, 88 e 89.

Il prossimo campione di suolo marziano proverrà da uno scavo almeno tre volte più profondo di quelli fatti finora.
La sonda sta per terminare la sua missione principale, prevista in 90 Sol, e inizierà la missione estesa che è stata stabilita nel luglio scorso.
“Mentre ci avviciniamo al limite inizialmente stabilito per la durata della missione, siamo emozionati da come sta andando”, ha detto Barry Goldstein del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, manager del progetto Phoenix.
Il principale obiettivo della sonda è ora la raccolta di un campione di terreno dal fondo di uno scavo chiamato “Stone Soup” che è profondo circa 18 centimetri e l’esecuzione di tutte le analisi possibili, la prima delle quali sarà l’inserimento di un saggio nella terza cella del MECA per l’“analisi umida”, quella che si esegue con l’aggiunta di acqua portata da Terra.
“Nella prime due celle del MECA abbiamo analizzato campioni dalla superficie e dall’interfaccia con il ghiaccio e i risultati sono apparsi molto simili. Il nostro obiettivo per la cella 3 è l’utilizzo come cella esplorativa per cercare qualcosa che potrebbe risultare differente” ha detto Michael Hecht, capo scienziato del JPL per il MECA. “La cosa attraente di ‘Stone Soup’ è che questa zona profonda potrebbe contenere e concentrare materiali di tipo diverso”.
“Stone Soup” è posto sulla linea di confine che separa due delle ‘placche’ poligonali in cui è diviso il terreno intorno a Phoenix. Lo scavo è a sinistra (ovest) nella zona raggiungibile dal braccio robotico.
Quando si scava vicino al centro di queste zolle poligonali, è stato trovato uno strato di terreno ghiacciato, duro come il cemento, a circa 5 centimetri di profondità. Nello scavo Stone Soup non è ancora stato trovato uno strato simile.
“La depressione fra i poligoni è una sorta di trappola in grado di accumulare le cose”, ha aggiunto Hecht. “Esteso su una lunga scala temporale è possibile che ci sia una sorta di moto convettivo che permette al materiale di affondare ai lati e risalire al centro dei poligoni”.
Il team scientifico sta studiando gli ultimi due siti finali da cui raccogliere i campioni per le ultime due celle del MECA e in questi giorni ‘Stone Soup’ se n’è aggiudicato uno. “Abbiamo avuto un dilemma fra ‘Stone Soup’ e il materiale bianco presente in ‘Upper Cupboard’”, ha terminato Hecht. “Se avessimo la conferma che lo strato bianco è ricco di sali avremmo certamente analizzato quello, ma non siamo in grado di averne la certezza”.
Entrambi i candidati per la raccolta, davano possibilità di ottenere maggiori informazioni sulla distribuzione dei sali nell’area di lavoro, che possono essere un indicatore della possibile presenza di acqua liquida. I sali tendono a concentrarsi nei luoghi che potrebbero essere stati umidi.
Mentre viene caricata la terza cella del MECA, nel TEGA si sta procedendo all’analisi del campione di terreno a profondità intermedia inserito la settimana scorsa.

Nell’immagine (NASA/JPL) il profondo scavo eseguito dal braccio robotico per eseguire il prossimo prelievo.

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