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mercoledì 18 febbraio 2009

Collisione in orbita, fase 4.

Pare che la Russia sia responsabile della collisione.
Un esperto di diritto spaziale, Stephen E. Doyle, ha sollevato questo dubbio.
In base ad una delibera delle Nazione Unite del 1972, gli Stati Uniti e/o il proprietario dell'Iridium 33, hanno un anno di tempo per inviare una richiesta di risarcimento al paese proprietario del 'detrito' che ha causato il danno, in questo caso il Cosmos 2251.
Il motivo è che il satellite Russo, non essendo più registrato e tracciato dal suo proprietario, si trovava nelle condizioni di responsabilità verso terzi sancita dalla Convention on Registration of Objects Launched into Outer Space sempre dell'ONU nel 1976.
Secondo queste delibere, la responsabilità è oggettivamente dell'Unione Sovietica, che non esistendo più, deve, per successione, passare alla Russia.

A questo proposito la Comunità Europea sta premendo per stabilire regole precise per l'esplorazione spaziale. La proposta è che tutte le nazioni che lanciano veicoli nello spazio debbano volontariamente adottare tutti i possibili accorgimenti per minimizzare la dispersione di qualsiasi stadio, motore, o comunque qualsiasi componente che restando in orbita diventi possibile pericolo per altri veicoli.

Un'altra notizia diffusa recita che in realtà i due satelliti non si sono colpiti così violentemente come è stato fatto credere, ma si sono solo colpiti di striscio con danni molto limitati ai soli pannelli solari e alle componenti superficiali, con una dispersione di frammenti enormemente minore di quanto si sia fatto credere. Soprattutto i due satelliti si trovano ancora nelle loro rispettive orbite.
Secondo questa fonte il comando Russo ha catalogato soltanto 38 frammenti.

In realtà il controllo Statunitense ne ha già catalogati oltre 600.

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