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lunedì 10 novembre 2008

Mars Phoenix Lander termina il suo riuscito lavoro sul Pianeta Rosso.

Phoenix ha cessato le comunicazioni dopo oltre cinque mesi di servizio.
Come anticipato il declino stagionale dell’irraggiamento solare sul punto di discesa non fornisce più sufficiente energia per ricaricare le batterie che dovrebbero permettere il funzionamento della strumentazione di bordo del lander.
Gli ingegneri hanno ricevuto l’ultimo segnale il 2 novembre. Phoenix ha incontrato polvere e nuvole in una situazione in cui l’accorciarsi delle giornate stava già diventando un problema. La missione è comunque un successo perché ha abbondantemente superato i tre mesi previsti di operatività su Marte.

Il team del controllo di Terra ascolterà attentamente nelle prossime settimane se la sonda si dovesse risvegliare e chiamasse casa. Purtroppo però gli scienziati sanno bene che è una possibilità estremamente remota, proprio a causa delle condizioni meteorologiche in continuo peggioramento. Benché il lavoro della sonda sia quindi terminato, l’analisi dei dati inviati a Terra è appena all’inizio.
“Phoenix ci ha regalato diverse sorprese e sono convinto che nei prossimi anni estrarremo ulteriori gemme dalla massa di dati che ci ha inviato da Marte”, ha detto Peter Smith, capo scienziato della University of Arizona di Tucson.

Lanciato il 4 agosto 2007, Phoenix è atterrato il 25 maggio 2008 in una posizione posta ben più a nord di qualsiasi altra sonda inviata su Marte.
Ha scavato, raccolto, cotto, annusato ed assaggiato il terreno marziano. Tra i primi risultati, ha confermato la presenza di ghiaccio d’acqua nel substrato del terreno, cosa prevista dagli strumenti della sonda Mars Odyssey già nel 2002. Le fotocamere di Phoenix hanno anche inviato oltre 25'000 fotografie, dai panorami intorno a lui fino alla composizione delle sabbie, grazie al primo microscopio a scansione che abbia mai funzionato al di fuori della Terra.
“Phoenix non ha dovuto affrontare solo la tremenda sfida di atterrare senza problemi, ma ha eseguito investigazione scientifica durante 149 dei 152 Sol e questo grazie alla dedizione di un gruppo di tecnici di talento”, ha detto Barry Goldstein, manager del progetto al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.

I risultati scientifici preliminari anticipano che sarà possibile determinare se l’ambiente artico marziano possa essere stato favorevole per la vita microbica.
Scoperte aggiuntive includono la documentazione della leggera alcalinità del suolo, cosa diversa delle precedenti missioni sul Pianeta Rosso. Inoltre la scoperta di piccole quantità di sali presenti nei campioni possono essere interpretati come nutrienti per la vita, ma la scoperta fatta dei sali perclorati può avere implicazioni sulle proprietà del suolo. Trovare carbonato di calcio è invece un chiaro segnale che un tempo l’acqua è stata liquida.

Le scoperte di Phoenix aiutano a comprendere la storia dell’acqua su Marte, e queste scoperte hanno comportato lo scavo del suolo fino a trovare due distinti tipi di ghiaccio, osservare la neve che scende dalle nuvole, fornire un’analisi meteorologica della durata dell’intera missione, con temperature, pressioni, umidità e venti. Ha comportato inoltre l’osservazione di foschie, nubi, brina e mulinelli e in coordinazione con il Mars Reconnaissance Orbiter, delle analisi simultanee dal suolo e dall’orbita delle condizioni meteo.

“Phoenix ha dato un importante sprone alla speranza che si possa stabilire con certezza che Marte è stato un tempo abitabile ed abbia supportato la vita”, ha concluso Doug McCuistion del Mars Exploration Program al quartier generale NASA di Washington. “Phoenix è stato assistito dagli orbiter che girano attorno a Marte, fornendogli appoggio alle comunicazioni mentre continuavano il loro lavoro scientifico. Con il prossimo lancio del Mars Science Laboratory, il programma per la conoscenza approfondita di Marte prosegue a ritmo serrato”.

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