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lunedì 16 gennaio 2012

Fobos-Grunt, fine di una missione

È un finale triste, questo, per la sonda russa che è partita a novembre con molte speranze e ha concluso in modo misero, ieri intorno alle 1745 UTC, la sua breve esistenza.
Doveva essere la prima missione con il ritorno di un campione proveniente dal sistema marziano e riportare sulla Terra una manciata di terreno della luna Fobos, il più grande dei due satelliti di Marte. E invece per un guasto imprevedibile, una volta giunta in orbita terrestre, non ha eseguito quell’accensione che l’avrebbe lanciata verso il pianeta rosso, senza però avere la possibilità di essere contattata dai suoi stessi controllori di volo che hanno così capito troppo tardi l’errore commesso. Di conseguenza il suo destino era segnato e inutili erano anche le oltre 11 tonnellate di propellente (idrazina, stranamente collegata da tutti al quasi omonimo “Rinazina spray nasale”, anche se non è molto consigliabile scambiarne gli usi) che, non utilizzate per raggiungere la sua destinazione, diventavano un carico alquanto scomodo e molto pericoloso. Che poi il pericolo fosse tutto per Fobos-Grunt stessa è un dato di fatto, proprio per il significato che assumeva una tale quantità di propellente: l’avrebbe sicuramente disintegrata in una miriade di frammenti non appena il calore dell’attrito atmosferico avesse fatto arrivare l’Idrazina al punto critico causandone la deflagrazione.
E così è successo. Ha lasciato un po’ di persone in pensiero, ma i giornali mondiali erano già occupati con altre notizie più succulente (bastimenti incagliati e economie forti traballanti), ma soprattutto, la notizia ormai non faceva più notizia, non dopo ben due falsi allarmi sui possibili rientri distruttivi (UARS e RoSat) che alla fine del 2011 avevano scatenato ogni agenzia di stampa in una ridda di previsioni catastrofiche. Di conseguenza gli unici in pensiero erano i Russi, preoccupati di non provocare danni in giro per il mondo e gli appassionati che seguivano la traiettoria nella speranza di godersi almeno lo spettacolo di un fuoco d’artificio speciale che arrivava dallo Spazio.
In barba a tutti quanti, Fobos-Grunt è rientrata alla chetichella in pieno Oceano Pacifico, a 1250 km ad ovest dell’isola di Wellington, al largo del Cile meridionale, in un posto dove solo i militari russi hanno potuto accorgersi del rientro, oltretutto in un luogo così meridionale che se fosse stato coperto dalle forze ex sovietiche un paio di mesi fa, avrebbero forse potuto tentare di comunicare con più successo con il veicolo allo sbando.
Ovviamente Fobos-Grunt si è portata con sé il primo orbiter cinese, YingHuo-1 inserito nel “bagagliaio” della sonda, che avrebbe dovuto entrare in orbita attorno a Marte.
Forse il significato di YingHuo, fuoco luminoso, è stato premonitore di quello spettacolo nel cielo prodotto dal rientro e ha almeno reso giustizia in modo figurato alle due sonde, anche se senza spettatori…

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