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domenica 8 febbraio 2009

Hayabusa torna a casa.

La sonda giapponese Hayabusa, lanciata nel 2003, inizia la nuova fase del rientro a Terra per restituire alla JAXA (Japan Aerospace eXploration Agency) il primo frammento di asteroide prelevato direttamente ‘sul posto’.
Dopo aver lasciato l’orbita dell’asteroide Itokawa, i motori a ioni della sonda giapponese Hayabusa sono stati spenti il 18 ottobre 2007, completando così la prima fase delle manovre orbitali per il ritorno a Terra.
Finora, Hayabusa ha eseguito un volo inerziale, ma il 6 febbraio è giunto il momento riavviare i sistemi di controllo dell’assetto e uno dei 4 motori a ioni.
L’accelerazione così impressa alla sonda continuerà per oltre un anno, fino a marzo 2010 e completerà così la seconda fase del percorso di ritorno verso la Terra. È stato deciso di utilizzare un solo motore per questa fase della missione per avere la certezza che almeno uno su quattro funzionasse e non dover studiare delle rotte alternative: il programma della missione è così sicuramente già calcolato in modo preciso e con 3 backup sarà certamente portato a termine.
Da aprile a giugno del 2010, Hayabusa, che nel frattempo sarà giunta nel punto più vicino alla Terra, verrà indirizzata con maggiore precisione a noi con l’intento di studiare con estrema accuratezza il rientro atmosferico della sua capsula, prevista proprio per il giugno 2010.
Il tempo totale di funzionamento del motore a ioni della sonda ha raggiunto le 31'000 ore ed ha generato complessivamente una spinta equivalente a 1'700 metri al secondo.
Hayabusa ha ancora sufficiente spinta e propellente (gas Xeno ionizzato con scariche di microonde), certamente di più dei 400 m/s ancora necessari per il rendez-vous con la Terra.

Permane il dubbio che la sonda abbia effettivamente raccolto del materiale, perché nel novembre 2005, durante la sua permanenza di 30 minuti sull’asteroide Itokawa, il malfunzionamento di uno dei dispositivi di frantumazione per la raccolta, potrebbe non aver permesso l’ingresso di una grande quantità di materiale.
Tutto quello che sarà presente nella capsula di rientro verrà comunque analizzato, dopo che sarà recuperata e trasportata nei laboratori giapponesi.

Aggiornamento.
La cosa più speciale di questo ritorno a casa è che Hayabusa era stata spenta con delle avarie a bordo quasi devastanti: motori del controllo d'assetto non funzionanti e 2 dei 3 giroscopi di bordo guasti.
Il team è quindi riuscito a recuperare il controllo completo della sonda utilizzando il giroscopio residuo, i motori principali a ioni (che permettono un puntamento fine di circa 5° in tutte le direzioni) e i pannelli solari come se fossero vele contro il vento solare.
Tutti questi dati sono entrati negli algoritmi di guida della sonda che ora può tentare questo ritorno alla base con una programmazione nuova di zecca.
I complimenti al team per l'ingegno e la realizzazione di questo salvataggio sono d'obbligo...

Nell’immagine Hayabusa mentre raccoglie i campioni.
Fonte: JAXA.

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