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sabato 31 maggio 2008

Phoenix - Sol 4.

Gli scienziati hanno scoperto che durante la discesa sul suolo marziano di domenica scorsa, i motori della Phoenix potrebbero aver scoperto un substrato di ghiaccio nel terreno sotto ad essa. Questo possibile ghiaccio sembra comparso in un’immagine ripresa dal braccio robotico nei pressi di una zampa del lander.
Ray Arvidson della Washington University di St. Louis ha detto: “Potrebbe essere roccia, ma potrebbe benissimo essere ghiaccio. Ora acquisiremo ulteriori immagini anche a colori e dovremo far caso a come si comporterà nei prossimi giorni. Se la zona diventerà più luminosa sarà probabilmente dovuto alla brina di vapore acqueo che si depositerà sul ghiaccio dall’atmosfera. La certezza si avrà soltanto quando inizieremo a scavare nella zona attorno al punto d’atterraggio.”
I test eseguiti sulla strumentazione di bordo ed in particolare sull’apparecchio destinato a cuocere e “annusare” i campioni raccolti per separarne i componenti, hanno evidenziato un possibile corto circuito. Questo richiederà una serie di comandi per eseguire dei passi diagnostici volti a capire la reale presenza del guasto ed una possibile soluzione.
Lo strumento è il TEGA, Thermal and Evolved Gas Analyzer ed include un calorimetro che controlla quanta energia è necessaria per sciogliere o vaporizzare le sostanze di un campione, unito ad uno spettrometro di massa per esaminare i vapori prodotti dal riscaldamento. I test eseguiti hanno rilevato picchi d’assorbimento simili a corto circuiti intermittenti nello spettrometro.
William Boynton della University of Arizona di Tucson dice “Abbiamo sviluppato una strategia per comprendere meglio il possible guasto e stiamo vagliando le possibili alternative.”
Le ultime informazioni che giungono dalla stazione meteo fornita dalla Canadian Space Agency hanno mostrato un altro giorno di sole con temperature costanti fra i -30 e i -80 gradi centigradi.
Uno degli strumenti a bordo di Phoenix è il Lidar (light detection and ranging – rilevatore di luce e distanziometro), elemento importantissimo della dotazione meteorologica della sonda. Permette di rilevare polveri, nubi e nebbie emettendo rapidi impulsi di luce laser verde nell’atmosfera. La luce rimbalza sulle particelle sospese e ritorna ad un telescopio. La parte più critica è l’allineamento, che in tutto il percorso da Ottawa, in Canada, fino a Marte, ha dovuto restare entro il centesimo di grado angolare, come mantenere inquadrato il palo di una porta di calcio puntandolo dall’altra porta di un campo regolamentare, dopo un lancio, un viaggio di nove mesi nello spazio ed un’atterraggio…
Il lidar è stato attivato per 15 minuti dopo il mezzogiorno locale ed ha visto leggère nuvole di polvere in aumento ad un’altezza di 3,5 km.
Il responsabile della stazione meteo, Mike Daly, da MDA in Brampton, Canada dice: “Siamo fieri di poter utilizzare questo tipo di strumento su un altro pianeta. Ci permetterà di avere interessantissimi dati sulla dinamica delle polveri nell’atmosfera marziana.”
La missione ha così ottenuto l’OK a procedere per una nuova giornata sul Pianeta Rosso, con l’unico punto interrogativo dato dall’anomalia al TEGA. Continua quindi il test di tutte le apparecchiature di bordo e contemporaneamente si verificano le condizioni del suolo per stabilire il punto migliore per iniziare a scavare.

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